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Chapter 11 diventa globale: ciò che i creditori dell’UE devono sapere

Quando un’azienda statunitense presenta istanza di fallimento secondo il Chapter 11, gli effetti spesso si estendono ben oltre i confini americani. Per i creditori europei, capire cosa questo comporta è fondamentale ...
22 Jan 2026
4 mins

Il Chapter 11 è un quadro giuridico statunitense che consente alle aziende in difficoltà finanziaria di riorganizzarsi sotto la supervisione del tribunale continuando al contempo a operare. Offre un processo strutturato volto a preservare il valore dell’impresa invece di forzarne la liquidazione. Tra gli elementi principali figurano l’“automatic stay”, che sospende la maggior parte delle azioni di recupero crediti; lo status di “debtor‑in‑possession”, che permette al management di rimanere in carica sotto controllo giudiziario; e una serie di strumenti di ristrutturazione che consentono di ri-negoziare le obbligazioni e accedere a nuovi finanziamenti.

Questi strumenti rendono il Chapter 11 interessante per i grandi gruppi internazionali che cercano soluzioni di portata globale. Un aspetto rilevante è la possibilità -per le società straniere -di presentare domanda, purché soddisfino la soglia di ammissibilità prevista negli Stati Uniti. È sufficiente una presenza minima, come una sede operativa, un conto bancario o un accordo di consulenza con un avvocato statunitense. Questo solleva una domanda per i creditori europei: fino a dove si estende la portata del diritto fallimentare statunitense?

L'importanza per l'Europa 

Le decisioni dei tribunali statunitensi non sono automaticamente esecutive nell’UE, nemmeno quando riguardano società controllate europee. Tuttavia, le sentenze emesse nell’ambito del Chapter 11 possono comunque avere effetti pratici significativi all’estero, portando i creditori a dover rispettare determinate restrizioni.

Prendiamo l’esempio di un gruppo statunitense con controllate nell’UE. Se la società madre presenta domanda di Chapter 11, cosa accade alle sue filiali europee e ai loro creditori? In base al Regolamento europeo sulle insolvenze, il Centro degli Interessi Principali (COMI) di una società determina il luogo in cui possono essere aperte le procedure principali. Le controllate dell’UE con COMI all’interno dell’Unione richiederebbero normalmente procedure locali separate per ottenere tutela dei creditori e riconoscimento. 

Come i tribunali statunitensi estendono il proprio raggio di azione

I tribunali fallimentari statunitensi spesso rivendicano la propria giurisdizione sulle controllate estere quando la società madre presenta domanda di Chapter 11. Secondo il diritto statunitense, il patrimonio del debitore comprende i beni “ovunque si trovino”. Ciò significa che l’automatic stay si applica a livello mondiale alle azioni contro il patrimonio del debitore. In pratica, le controllate indicate nella petition possono essere coperte anche se non hanno avviato procedure locali. Questo approccio riflette l’ampiezza della giurisdizione statunitense e la bassa soglia di ammissibilità.

Per capire perché le sentenze dei tribunali statunitensi possono incidere su entità straniere, è utile distinguere due concetti:

  • Giurisdizione per materia: autorità del tribunale di trattare i casi di insolvenza su tutto il territorio degli Stati Uniti.
  • Giurisdizione personale: potere del tribunale di prendere decisioni vincolanti nei confronti di una specifica entità, che richiede la presenza di “contatti minimi” con gli Stati Uniti, come attività commerciali o beni nel Paese.

Se una controllata europea ha tali legami con gli Stati Uniti, il tribunale può esercitare la giurisdizione personale. Ciò rende le sue ordinanze di fatto vincolanti, anche se il diritto dell’UE non le riconosce formalmente.

Che cosa i creditori devono sapere

L’esecuzione all’estero dipende dal riconoscimento locale, ma molti creditori stranieri si adeguano volontariamente. Non vogliono rischiare di perdere l’accesso ai mercati statunitensi. Ignorare gli ordini dei tribunali USA, ad esempio perseguendo crediti coperti dall’automatic stay, può comportare conseguenze serie. Tra queste figurano provvedimenti per oltraggio alla corte, sanzioni o restrizioni all’attività commerciale negli Stati Uniti. Questo impatto globale è spesso sottolineato dai professionisti statunitensi e, pur essendo in parte una realtà giuridica, rappresenta anche un vantaggio strategico per i debitori che cercano una protezione mondiale tramite il Chapter 11.

Una volta presentata la domanda di Chapter 11, l’automatic stay blocca ogni tentativo di recupero dei crediti relativi a fatture anteriori alla petition. I debitori non possono pagare tali debiti a meno che il Bankruptcy Code o il tribunale non lo autorizzino. I creditori possono negoziare il rimborso nell’ambito del piano di riorganizzazione, ma qualsiasi accordo richiede l’approvazione del tribunale. Presentare una claim presso il tribunale fallimentare statunitense equivale ad accettare il processo e può aprire la porta a negoziazioni sul rimborso e sui futuri rapporti commerciali.

Il quadro generale

 Le insolvenze transfrontaliere sono complesse e ad alto rischio. Per creditori e fornitori, comprendere l’impatto globale del Chapter 11 è essenziale. In caso di dubbi, è opportuno rivolgersi a un esperto legale. Nell’attuale mondo interconnesso, una procedura fallimentare negli Stati Uniti può avere conseguenze anche in Europa.

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Summary
  • Il Chapter 11 è una procedura fallimentare statunitense che consente alle aziende di riorganizzarsi sotto la supervisione del tribunale continuando al contempo a operare.
  • Le società straniere possono presentare domanda di Chapter 11 anche con una presenza minima negli Stati Uniti, come un conto bancario o un avvocato locale.
  • I tribunali statunitensi spesso rivendicano la giurisdizione sulle controllate estere, applicando l’automatic stay a livello globale ai beni del debitore.
  • Ai creditori europei deve essere chiaro che ignorare gli ordini dei tribunali statunitensi può comportare sanzioni o la perdita dell’accesso al mercato USA.